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Il Brasile è il laboratorio
dell’immaginazione, dove tutto rimane sospeso tra un
dramma e una risata.
Dire che il Brasile è un posto incredibile è riduttivo e
non bastano parole o immagini patinate per poterlo
capire. Perché il Brasile va sentito sulla pelle, al di
là di ciò che si può vedere o ascoltare.
Da nessun’altra parte, forse, straordinario e normale
sanno essere la facce della stessa medaglia, come le
ombre dell’Amazzonia rispetto ai lustrini di Rio, o le
rocce rosse del Sertao nordestino rispetto alle bianche
dune dei Lençois Maranhenses.
E poi la gente: popoli riuniti sotto un unico
denominatore rappresentato da uno spirito unico,
indescrivibile come l’universo che l’ha generato e che
ha nello stato di Bahia il luogo in grado forse di
rappresentarne le caratteristiche più autentiche e
sanguigne, quelle che solo la penna di Amado poteva
riuscire a descrivere.
Al di là di ciò che si chiede a un viaggio, avvicinarsi
al Brasile significa decidere di abbandonarsi a un’idea,
a un sogno, con il rischio fortissimo di non uscirne mai
più.
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