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L’Etiopia si divide sostanzialmente
tra il nord, a prevalente caratterizzazione archeologica
e il sud, dove l’interesse è focalizzato sull’aspetto
naturalistico e, soprattutto, etnografico.
Da un lato, nomi come Lalibela, con le sue chiese
rupestri, o Gondar, o Axum, nomi che da soli forniscono
l’idea di cosa quest’area offra, dall’altro la valle
dell’Omo, una delle zone più selvagge dell’intero
continente africano, abitata da etnie straordinarie,
dagli usi e costumi rimasti immutati nel corso dei
secoli.
Questo schema rappresenta le linee base con cui
tracciare un viaggio in Etiopia, che, in funzione del
tempo, può essere limitato ad uno dei due aspetti oppure
combinarli tra loro; è importante però far presente che
ciò non esaurisce assolutamente quanto questa
straordinaria destinazione ha da offrire.
Ne è un esempio la Dancalia, nella parte nord orientale
del paese, depressione che rappresenta un fenomeno
naturalistico unico al mondo e merita assolutamente un
viaggio, anche se l’assenza di strutture ricettive e la
penuria di strade lo rendono più simile ad una
spedizione.
Ovunque si decida di recarsi in Etiopia, però, è
fondamentale tener presente che le infrastrutture sono
estremamente arretrate e le strade spesso scomode e
difficilmente praticabili. Allo stesso modo, le
strutture ricettive sono molto basiche, in particolar
modo al sud e richiedono un forte spirito di
adattamento.
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